McChrystal fa bene a cacciare i Burger King dalle basi afghane
Le basi dei militari in guerra sono immense. Le basi sono come paesotti da adolescenti ciccioni, con il Pizza Hut, il Burger King e un altro paio di fast-food in centro per ingannare le ore. E se non basta c’è anche il concessionario delle Harley-Davidson – ovviamente la moto non la ritiri laggiù, laggiù la compri soltanto e poi la ritrovi a casa quando torni in patria. C’era una base a sud di Baghdad dove la sabbia per il campo da beach volley non era della qualità giusta, e allora gli americani hanno importato sabbia migliore.
22 AGO 20

Le basi dei militari in guerra sono immense. Le basi sono come paesotti da adolescenti ciccioni, con il Pizza Hut, il Burger King e un altro paio di fast-food in centro per ingannare le ore. E se non basta c’è anche il concessionario delle Harley-Davidson – ovviamente la moto non la ritiri laggiù, laggiù la compri soltanto e poi la ritrovi a casa quando torni in patria. C’era una base a sud di Baghdad dove la sabbia per il campo da beach volley non era della qualità giusta, e allora gli americani hanno importato sabbia migliore, con il risultato assurdo che qualcuno dentro i meccanismi della macchina bellica si è occupato di importare sabbia, invece che di vincere la guerra: importare altra sabbia in Iraq, sembra una definizione della scemenza in un paese fatto di sabbia.
E ancora: le stesse, immense basi hanno lo spaccio hi-tech e 39 modelli diversi di televisori a schermo piatto in vendita. E poi ci sono le basi della Nato, dove le cose vanno ancora peggio: là gli alcolici non sono vietati come in quelle dell’alleato americano e nei negozi gli scaffali di vini e liquori corrono almeno lungo due pareti. Entrare allo spaccio Isaf di Herat, in Afghanistan, e vedere ripiani interi di Sambuca e scatoloni di limoncello. E c’è il nomignolo dato ai soldati, “war commuters”, pendolari della guerra: si esce fuori a combattere e poi si torna al paesotto, per bere Stella Artois e guardare Dvd.
Si sa che Licurgo, legislatore di Sparta, per spiegare ai suoi concittadini lo stile di vita giusto prese due cagnolini della stessa cucciolata e li allevò in modo opposto: a uno concesse tutto, pappa pronta a ogni ora; l’altro invece lo abituò a procurarsi il cibo con le proprie forze. Poi li esibì in piazza entrambi davanti agli spartani e liberò una lepre: il primo cucciolo, bolso e impigrito, non si mosse, cercava piuttosto una scodella; ma il secondo raggiunse la preda in pochi balzi. Oggi la versione moderna di Licurgo è il generale americano Stanley McChrystal, che ha appena ordinato di chiudere i fast-food dentro le basi e ha anche ordinato che al comando centrale di Kabul, dove sono presenti tutte le forze militari, non sia servito mai più alcol. Le sue decisioni hanno provocato parecchi malumori: ma come, combattiamo lontani da casa contro questa razza serpentesca di nemici e non possiamo nemmeno più farci un cheeseburger nel tempo libero? L’accusa, grave, è di disciplina per amore della disciplina a tutto danno del morale dei soldati.
McChrystal è un asceta della guerra. Quattro ore di sonno a notte, un pasto soltanto ogni ventiquattro ore, “perché odio la sensazione di pesantezza dopo mangiato”. Corsa ogni mattina alle cinque. E scordatevi, ha detto ai suoi collaboratori, di turni e rotazioni qui in Afghanistan: tornate a casa quando la guerra sarà finita, il nemico non fa rotazioni. La sera del bombardamento sui civili di Kunduz, 70 morti, telefonò al comando e trovò il personale brillo, perché era venerdì, fine settimana, e la tensione si era allentata. Per questo ha imposto il proibizionismo. E non tollera che il personale fisso nelle basi goda dei fast-food, come se i grandi rifornimenti non fossero un incubo logistico, e quello negli avamposti viva invece di razioni. “Non ci servono – ha fatto sapere – 31 gusti di gelato”. Se vuoi battere i talebani sul loro stesso campo devi almeno essere frugale e sobrio come loro.
E ancora: le stesse, immense basi hanno lo spaccio hi-tech e 39 modelli diversi di televisori a schermo piatto in vendita. E poi ci sono le basi della Nato, dove le cose vanno ancora peggio: là gli alcolici non sono vietati come in quelle dell’alleato americano e nei negozi gli scaffali di vini e liquori corrono almeno lungo due pareti. Entrare allo spaccio Isaf di Herat, in Afghanistan, e vedere ripiani interi di Sambuca e scatoloni di limoncello. E c’è il nomignolo dato ai soldati, “war commuters”, pendolari della guerra: si esce fuori a combattere e poi si torna al paesotto, per bere Stella Artois e guardare Dvd.
Si sa che Licurgo, legislatore di Sparta, per spiegare ai suoi concittadini lo stile di vita giusto prese due cagnolini della stessa cucciolata e li allevò in modo opposto: a uno concesse tutto, pappa pronta a ogni ora; l’altro invece lo abituò a procurarsi il cibo con le proprie forze. Poi li esibì in piazza entrambi davanti agli spartani e liberò una lepre: il primo cucciolo, bolso e impigrito, non si mosse, cercava piuttosto una scodella; ma il secondo raggiunse la preda in pochi balzi. Oggi la versione moderna di Licurgo è il generale americano Stanley McChrystal, che ha appena ordinato di chiudere i fast-food dentro le basi e ha anche ordinato che al comando centrale di Kabul, dove sono presenti tutte le forze militari, non sia servito mai più alcol. Le sue decisioni hanno provocato parecchi malumori: ma come, combattiamo lontani da casa contro questa razza serpentesca di nemici e non possiamo nemmeno più farci un cheeseburger nel tempo libero? L’accusa, grave, è di disciplina per amore della disciplina a tutto danno del morale dei soldati.
McChrystal è un asceta della guerra. Quattro ore di sonno a notte, un pasto soltanto ogni ventiquattro ore, “perché odio la sensazione di pesantezza dopo mangiato”. Corsa ogni mattina alle cinque. E scordatevi, ha detto ai suoi collaboratori, di turni e rotazioni qui in Afghanistan: tornate a casa quando la guerra sarà finita, il nemico non fa rotazioni. La sera del bombardamento sui civili di Kunduz, 70 morti, telefonò al comando e trovò il personale brillo, perché era venerdì, fine settimana, e la tensione si era allentata. Per questo ha imposto il proibizionismo. E non tollera che il personale fisso nelle basi goda dei fast-food, come se i grandi rifornimenti non fossero un incubo logistico, e quello negli avamposti viva invece di razioni. “Non ci servono – ha fatto sapere – 31 gusti di gelato”. Se vuoi battere i talebani sul loro stesso campo devi almeno essere frugale e sobrio come loro.